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#10 I proverbi della cosa

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Essendo il martello un oggetto di uso quotidiano esso è rientrato in numerosi proverbi provenienti da culture differenti, plasmando i modi di dire ed il linguaggio quotidiano Ecco alcuni proverbi e modi di dire in cui compare il martello: Il chiodo che sporge va preso a martellate.   Il ferro non discute con il martello.  Al batter del martello si scuopre la magagna. Alla porta dell'avvocato non ci vuol martello. Buona incudine non teme martello. Dura più l'incudine che il martello. Il martello d'argento spezza le porte di ferro. In questo mondo bisogna essere o incudine o martello. Martello d'oro non rompe le porte del cielo. Si 'na ciocca d' magli'.            (Proverbio Laziale) Hai la testa dura come un martello. Gatta di firraru s'addurmenta a sonu di marteddu.    (Proverbio Siciliano) La gatta del fabbro si addormenta al suono di martello.  Trovarsi tra l'incudine ...

#9 I nomi della cosa

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Il martello è un oggetto fondamentalmente presente nella maggior parte nelle culture. Troviamo perciò il termine tradotto in quasi tutte le lingue. In italiano la parola “martello” deriva dal latino tardo “martellus”, termine affine a “malleus”, maglio. Martello nel mondo Inglese, Norvegese, Danese, Tedesco        ha mmer Olandese  hamar Svedese  h ammare Estone      haamer Islandese    hamar Spagnolo  ma rtillo Francese   marteau Russo      молоток   (molotok) Afrikaans hamer Esperanto martel Latino   malleo   Notiamo che nelle lingue germaniche il termine compare identico oppure comunque in accezioni derivanti dalla stessa etimologia di origine germanica, presente nell'inglese antico  come "hamor", successivamente "hamar". Allo stesso modo individuiamo un'etimologia comune per le lingue neolatine. Nei dialetti italiani Siciliano  ...

#8 La cosa

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Il Martello Uno degli oggetti a mio parere più adatti a raccontare la storia del muro di Berlino è il martello. Le fotografie che ritraggono gli abitanti della città tentare di abbattere il muro con un martello tra le mani sono altamente simboliche. Ho scelto il martello in quanto oltre ad essere fortemente rappresentativo per la storia del luogo esso è presente nelle case di tutti. Essendo un oggetto domestico capillarmente diffuso, di uso quotidiano, esso è entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Il martello, difatti, compare nel linguaggio proverbiale, nei modi di dire. E’ un simbolo utilizzato ampliamente nella letteratura, nella musica, nel mondo videoludico, nei fumetti. Emblema del lavoro manuale, dell'attività creativa dell'uomo, esso compare addirittura nei loghi di alcuni partiti e correnti politiche.

#7 Un film

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Good Bye, Lenin! un film del 2003 di Wolfgang Becker. Esso è ambientato a Berlino e ricopre un lasso temporale che va dal 1978 al 1990. La storia è incentrata su una famiglia residente a Berlino est. Christine, madre di Alex, attivista socialista e grande sostenitrice della DDR, entra in coma nellʼottobre 1989. Otto mesi dopo, si risveglia. Nel frattempo il suo mondo è stato completamente stravolto: il muro è caduto, così come la repubblica democratica tedesca. Alex si ritrova allora a dover affrontare un enorme problema: la madre, che ha problemi di cuore e si trova in condizioni di salute precarie, non deve scoprire nulla del cambiamento repentino avvenuto mentre era in coma. I figli di Christine decidono quindi di ricreare nel loro appartamento un ambiente del tutto fedele al socialismo che aveva caratterizzato fino ad allora Berlino est, portando con sè cimeli del regime, realizzando finti telegiornali con notizie verosimili celebranti la DDR e nascondendo scrupolosamente il...

#6 Il nome del luogo

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Il nome dato dai berlinesi alla struttura di fortificazione che divise la città per decenni è una parola comune, ordinaria, che utilizziamo tutti i giorni: muro. È interessante notare come inizialmente erano solo i berlinesi a chiamare il Muro in questo modo. Dal romanzo di Meyer,   possiamo infatti leggere: “Only Berliners called it the Wall. Elsewhere, it was the “fence,” or the “border” ” Da Michael R. Meyer, “The year that changed the world: the untold story behind the fall of The Berlin Wall.”, Scribner, New York, 2009, pag.60   Per gli stranieri, il muro era un confine (“border”), mentre i berlinesi preferivano descriverlo con un termine più schietto, che dava subito una idea visiva di ciò che si trovavano davanti : un muro fisico, invalicabile, non una “fence”, staccionata, e non un semplice confine geografico, attraversabile con un passo. Ovviamente con il tempo il termine Muro è rimasto il più utilizzato, diffondendosi in tutto il mondo ed...

#5 Un mito

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Il mito nella modernità Il Muro diventa leggenda Il mito ( dal greco mythos, μῦϑος, «parola, discorso, racconto, favola, leggenda») viene definito come narrazione rivestita di sacralità, riguardante figure religiose o fantastiche. Vi è però un estensione di questo concetto, che fa sì che la parola mito venga tuttʼoggi utilizzata in numerosi contesti. Il mito dʼoggi viene definito come: “Quanto è capace di polarizzare le aspirazioni di una comunità o di un'epoca, elevandosi a simbolo privilegiato e trascendente.” “Idealizzazione di un evento o personaggio storico che assume, nella coscienza dei posteri o anche dei contemporanei, carattere e proporzione quasi leggendari, esercitando un forte potere di attrazione sulla fantasia e sul sentimento di un popolo o di unʼetà” da Vocabolario online, www.treccani.it É in questa accezione che il muro di Berlino può essere visto esso stesso come mito. Il muro, difatti, ha assunto una forte valenza simbolica, divenendo ...

#4 Citazioni

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Dicono di lui -  Il Muro raccontato Nel romanzo " The year that changed the world: the untold story behind the fall of the Berlin Wall " di Meyers viene descritto il muro comʼera e comʼè, nella sua presenza ed assenza ingombranti allʼinterno della città di B erlino. Ecco alcune citazioni riportate in lingua originale e tradotte: “Over the years, stone slabs and masonry replaced the barbed wire. A second parallel wall went up, one hundred yards farther in. Houses in between were demolished, creating a no-manʼs-land that became known as the death strip.” Nel corso degli anni, lastroni di pietra e opere murarie hanno rimpiazzato il filo spinato. Fu costruito un secondo muro parallelo al primo, a cento metri di distanza da esso. Le case che si trovavano nel mezzo vennero demolite, creando una terra di nessuno che divenne nota come striscia della morte. “In Berlin, the Wall was felt everywhere, even when not in sight. It haunts the city to this day, twenty years la...